Skip to main content
Reading Time: 5 min

Narrazione vs realtà del turismo sostenibile ovvero di come narrare il turismo sostenibile è davvero diverso dal metterlo in pratica.

Narrazione vs realtà del turismo sostenibile

L’immagine sopra è il risultato che mi restituisce Google Image se digito  turismo sostenibile. Non mi sorprende visto che è un responso molto simile all’esperimento che ogni tanto faccio nei momenti di formazione dove chiedo quali delle immagini (che trovate qui sotto) richiami meglio – secondo i partecipanti – il concetto di turismo sostenibile.   Narrazione vs realtà del turismo sostenibile

Tutti (ad eccezione dei pochi che vanno controcorrente) indicano i simpatici e giovani cicloturisti.

La seconda immagine rappresenta invece il dilemma del “Guns and butter”, un termine che si riferisce alla scelta che i governi devono fare tra allocare risorse per scopi militari (simbolizzati dalle “armi” o “guns”) e scopi civili e sociali (simbolizzati dal “burro”).

In economia e politica, l’espressione è stata utilizzata durante la guerra fredda per descrivere la difficile decisione che i governi dovevano prendere tra dedicare risorse alla difesa nazionale, mantenendo e sviluppando le forze armate (le “armi”), e investire in programmi sociali ed economici per il benessere della popolazione (il “burro”). Il concetto sottolinea il dilemma di bilanciare la sicurezza nazionale con le esigenze di benessere e sviluppo interno. Più in generale, l’idea di “guns and butter” mette in evidenza la limitatezza delle risorse e la necessità di fare scelte strategiche e di bilanciare differenti priorità.

A me sembra che quindi che la seconda immagine spieghi meglio il concetto di dilemma o trade-off che è alla basa dello sviluppo sostenibile: come bilanciare l’esigenza di sviluppo oggi senza compromettere quello di domani visto che si consumano risorse non riproducibili. In teoria facile, basta enunciare la doppia e (addirittura) la tripla bottom line, in realtà davvero complicato. A partire dal fatto che le cose sono davvero diversa da quello che sembrano, ovvero da come vengono narrate.

Ritengo che possiamo concordare sul fatto che la richiesta di cibo e prodotti locali e biologici non sia più un trend, ma uno standard minimo per molti ristoranti e nel retail. L’enogastronomia è una componente importante dell’esperienza di vacanza e influisce, in molti casi, nelle scelte di destinazioni e itinerari di viaggio. I turisti sono sempre più propensi a spendere una quota del loro budget per ristoranti locali e acquisti di prodotti tipici. L’avvicinamento tra luoghi dove si consuma il cibo e quelli dove si produce aiuta a trattenere nell’economia locale una maggiore quota spesa dei turisti nelle località di vacanza. In un uno slogan, turismo sostenibile = Km zero. Semplice e efficace. Purtroppo, le cose (nella realtà) sono più complicate.

L’impatto della gastronomia sull’ambiente, ed in particolare sul clima, è molto discutibile, per usare un eufemismo. Ad esempio, in molti luoghi la carne è un pilastro della tradizione gastronomica locale. Pertanto, il consumo di una bella bistecca aiuta l’economia locale. In questo senso siamo in uno dei must do del turismo sostenibile.  Tuttavia, secondo il recente rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico [1] il consumo di portate di carne di manzo ha un impatto sul clima da dieci a quindici volte superiore a quello dei prodotti vegani. A tal proposito, per farvi una idea delle emissioni generate dal consumo di cibo vi suggerisco di guardare bene il grafico di Visual Capitalist sotto o direttamente sul loro sito.

Molti turisti, come molti consumatori, pensano che una dieta a “chilometro zero”, aiuti a combattere il cambiamento climatico. Si tratta di una raccomandazione diffusa e sostenuta anche da importanti organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite. Per questo motivo, come turisti, abbiamo mangiato tutti cibo locale pensando di fare (anche) il bene del nostro pianeta. Sebbene, intuitivamente, questo approccio abbia un senso – il trasporto impatta sulle emissioni – è uno dei consigli più fuorvianti. Mangiare cibo prodotto localmente avrebbe un impatto significativo sulla riduzione di emissioni solo se il trasporto fosse responsabile di gran parte dell’impronta di carbonio finale degli alimenti. Questo non è il caso per la maggioranza degli alimenti. Le emissioni di gas serra prodotte dal trasporto costituiscono una quantità molto ridotta delle emissioni prodotte dagli alimenti [2]. Vuoi ridurre l’impronta di carbonio del tuo cibo? Concentrati su ciò che mangi, non sulla provenienza locale del cibo, recita il titolo di questo articolo che vi invito a leggere.

Chi intende essere attento alla propria impronta ecologica deve fare attenzione a ciò che mangia piuttosto che alla provenienza degli alimenti. Ad esempio, mangiare meno carne e latticini, sostituire le carni rosse con il  pollo o il maiale (ancora meglio se locali). Passare a diete vegetariane o vegane. Tutte queste scelte di consumo hanno un impatto di gran lunga maggiore sulla riduzione di emissioni che semplicemente mangiare a chilometro zero.

Un altro esempio  dove c’è una bella differenza tra narrazione e realtà è il contributo dell’agricoltura biologica alla sostenibilità. La percezione comune che il cibo biologico sia di per sé migliore o sia un modo ideale per ridurre l’impatto ambientale è un chiaro malinteso. Considerando diversi parametri, l’agricoltura biologica si rivela effettivamente più dannosa per l’ambiente mondiale rispetto all’agricoltura convenzionale [3]. Ma, ammesso e non concesso che l’agricoltura biologica presenti sempre vantaggi ambientali, è davvero impossibile pensare di sostituirla a quella convenzionale. I combustibili fossili hanno infatti un’importanza fondamentale nella produzione agrochimica e dei fertilizzanti sintetici utilizzati nell’agricoltura convenzionale. Tornare a un’agricoltura puramente biologica, ad una scala tale da soddisfare una buon parte della domanda globale, richiederebbe una forza lavoro rurale talmente numerosa che molti di noi dovrebbero tornare in campagna e passare almeno otto ore al giorno a raccogliere e spargere letame animale [4]. E questo sacrificio non sarebbe sufficiente a sfamare tutta la popolazione mondiale.

Potrei continuare con altri esempi, ma il punto mi sembra chiaro. I trade-off ci sono. E per poterli comprendere bisogna prima studiare e mettere in discussione molte credenze. Un conto è parlare di turismo sostenibile. Un conto è praticarlo. Pe passare dalla teoria alla pratica ci sono due cose da fare. Primo, uscire dalla narrativa cherchiobottistica in cui ci sono soluzioni che fanno tutti contenti. Non è, purtroppo, così. Secondo, selezionare alcune priorità (Aiutare economia locale? Ridurre le emissioni? Minimizzare il consumo di suolo? ) e trovare soluzioni che abbiamo un impatto sulle stesse, sapendo che necessariamente ne avranno altre non gradite su altri temi.

Narrazione vs realtà del turismo sostenibile

1 https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg2/downloads/report/IPCC_AR6_WGII_SummaryVolume.pdf

2 https://ourworldindata.org/food-choice-vs-eating-local

3 https://ourworldindata.org/is-organic-agriculture-better-for-the-environment

4 https://www.ft.com/content/71072c77-53b3-4efd-92ae-c92dc02f09ad

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

Leggi gli altri post di Antonio Pezzano

 
TwitterLinkedIn

Antonio Pezzano

Antonio Pezzano assiste enti pubblici e organizzazioni turistiche a disegnare e attuare politiche e progetti che creino valore economico. Il suo ruolo é fornire dati e fatti concreti a chi prende le decisioni. E’ stato per conto della Commissione Europea coordinatore della rete di destinazioni turistiche europee di eccellenza EDEN.

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.